Autovelox e omologazione: la svolta normativa che potrebbe travolgere migliaia di multe

Solo 1.000 su 11.000 autovelox attivi risultano omologati: il rischio di una valanga di ricorsi diventa concreto.

Il nuovo censimento avviato dal Ministero delle Infrastrutture fa emergere dati preoccupanti e pone interrogativi urgenti sulla legittimità delle sanzioni elevate da dispositivi non registrati o non conformi.

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Il censimento ministeriale e i numeri che mettono in crisi il sistema sanzionatorio

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha avviato un censimento nazionale dei dispositivi autovelox utilizzati per il rilevamento delle infrazioni per eccesso di velocità. L’iniziativa si è concretizzata con l’istituzione di una piattaforma telematica operativa da fine settembre 2025, attraverso la quale gli enti proprietari o gestori dei dispositivi sono tenuti a registrare i dati identificativi degli apparecchi.

Secondo il report più recente del Mit, sono stati rilevati circa 11.000 autovelox in uso sul territorio nazionale. Tuttavia, alla data della comunicazione ufficiale, solo 3.800 risultano effettivamente registrati sulla piattaforma. Ancora più critico è il dato che riguarda l’omologazione: soltanto circa 1.000 dispositivi soddisfano i requisiti richiesti per il riconoscimento automatico dell’omologazione secondo la normativa in fase di adozione.

Il Ministero ha precisato che l’omessa registrazione dei dispositivi comporta la loro inattivazione: in assenza di inserimento dei dati identificativi (marca, modello, tipo, matricola ed estremi del decreto di approvazione), il dispositivo non può essere considerato legalmente abilitato all’accertamento delle infrazioni.

L’origine del problema: la sentenza della Cassazione e la distinzione tra approvazione e omologazione

Il nodo giuridico si è consolidato a partire dalla sentenza della Corte di Cassazione dell’aprile 2024, che ha introdotto un principio fondamentale nella disciplina delle sanzioni per eccesso di velocità: una multa è valida soltanto se l’autovelox utilizzato è non solo approvato ma anche formalmente omologato.

L’approvazione, nella prassi amministrativa, è un atto con cui il Ministero riconosce l’idoneità tecnica di un modello di dispositivo. Tuttavia, l’omologazione è l’atto successivo, che certifica la conformità di quel preciso apparecchio al modello approvato, sulla base di verifiche individuali e documentazione tecnica.

Questa distinzione ha effetti immediati sulla validità delle sanzioni. Un dispositivo approvato ma non omologato, anche se tecnicamente funzionante, non può costituire prova legittima di una violazione. Il rischio di contenzioso amministrativo appare quindi elevatissimo, soprattutto alla luce dei dati ufficiali che indicano come meno del 10% degli autovelox attualmente in uso soddisfino i requisiti previsti.

La piattaforma nazionale di censimento e il decreto attuativo in corso di notifica

Con la finalità di razionalizzare il sistema e creare un’anagrafe unica e ufficiale dei dispositivi, il Mit ha realizzato una piattaforma telematica accessibile agli enti pubblici preposti ai controlli stradali. L’inserimento dei dati è obbligatorio, pena la nullità delle multe elevate.

Il Ministero ha inoltre trasmesso il testo del decreto attuativo al MIMIT per la successiva notifica alla Commissione Europea. Il decreto stabilisce i criteri tecnici e amministrativi per l’omologazione e prevede sanzioni implicite per gli enti che utilizzano apparecchi non registrati.

Secondo fonti istituzionali, il Ministro Matteo Salvini ha fortemente voluto questa riforma per trasformare gli autovelox da strumenti di incasso a dispositivi di prevenzione della sinistrosità stradale.

La posizione delle associazioni dei consumatori: ricorsi e necessità di un tavolo istituzionale

Assoutenti, tra le principali associazioni nazionali per la tutela dei consumatori, ha subito lanciato l’allarme parlando apertamente di una “valanga di ricorsi” pronta a travolgere i Comuni e le Prefetture nei prossimi mesi.

Il presidente nazionale Gabriele Melluso ha dichiarato che, a fronte di migliaia di dispositivi installati, sono meno di 1.000 quelli effettivamente autorizzati dallo Stato. Il quadro che emerge è di estrema incertezza normativa e di forte esposizione al contenzioso amministrativo.

Assoutenti ha inoltre evidenziato il rischio che la diffusione pubblica di questi dati possa generare un effetto disincentivante alla disciplina stradale: se passa il messaggio che i dispositivi non sono omologati e che le multe possono essere annullate, molti automobilisti potrebbero sentirsi legittimati a violare i limiti di velocità, con conseguenze sulla sicurezza.

Le criticità normative e le zone grigie del sistema sanzionatorio

Il sistema italiano di rilevamento delle infrazioni presenta una forte asimmetria tra l’evoluzione tecnica dei dispositivi e l’aggiornamento normativo. Molti autovelox oggi in funzione sono frutto di installazioni successive a gare d’appalto locali o progetti di viabilità non centralizzati, in assenza di un protocollo nazionale condiviso.

Inoltre, le differenze tra apparecchi mobili e fissi, tra dispositivi a gestione comunale o affidati a società terze, rendono il quadro complesso e frammentato. In questo scenario, il censimento ministeriale rappresenta il primo tentativo sistemico di mappatura e regolarizzazione nazionale.

Va considerato che l’utilizzo di dispositivi non omologati, oltre a invalidare le sanzioni, può esporre le amministrazioni locali a responsabilità per danno erariale in caso di contenziosi persi, oltre che a richieste di rimborso per multe annullate.

L’impatto sui comuni e le prospettive future

I comuni, principali gestori dei dispositivi di rilevamento, si trovano ora nella difficile posizione di dover scegliere tra sospendere l’utilizzo di autovelox non registrati o esporsi al rischio di ricorsi sistemici.

Molte amministrazioni locali hanno basato parte del bilancio sulle entrate derivanti da sanzioni per eccesso di velocità. L’impossibilità di continuare a emettere multe valide attraverso i dispositivi non omologati potrebbe produrre impatti finanziari rilevanti, con ripercussioni sui servizi pubblici.

Nel frattempo, le associazioni di tutela chiedono con forza l’apertura immediata di un tavolo interistituzionale con enti locali, Mit e Prefetture, per stabilire criteri chiari, omogenei e verificabili a livello nazionale.

Obblighi di trasparenza e diritto alla difesa: cosa cambia per gli automobilisti

Uno dei punti cardine della riforma è la trasparenza. La piattaforma ministeriale consentirà di verificare se un determinato autovelox è registrato e omologato. Questo elemento rappresenta un presidio fondamentale per il diritto alla difesa degli automobilisti sanzionati.

Chi riceverà una multa potrà, tramite i dati pubblici, accertare la regolarità del dispositivo che ha rilevato l’infrazione. Qualora il dispositivo risulti non conforme, sarà possibile contestare la sanzione con probabilità elevata di annullamento, sulla base della sentenza della Cassazione.

Tuttavia, l’assenza di una banca dati consultabile da parte dei cittadini in tempo reale resta un nodo da sciogliere per rendere il sistema davvero accessibile.

Riforma degli autovelox: scenari aperti per sicurezza, legalità e legittimità

La riforma in atto rappresenta uno snodo cruciale per il futuro della gestione della sicurezza stradale in Italia. Gli autovelox devono tornare a essere strumenti tecnologici pienamente legittimi, tracciabili e verificabili, al servizio dell’interesse pubblico e non fonti di incertezza giuridica.

Il censimento nazionale rappresenta un primo passo significativo ma evidenzia anche l’urgenza di una riforma organica del quadro normativo, capace di dare certezze agli automobilisti e agli enti locali.

La legittimità delle sanzioni amministrative è un elemento fondante dello stato di diritto. Per garantire credibilità alle istituzioni e reale tutela della sicurezza stradale, occorrono norme chiare, dispositivi certificati e un sistema di controlli efficace, equo e trasparente.