Roma - Il Presidente Sergio Mattarella alla Parata militare, oggi 2 giugno 2026. (Foto di Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione)
Dalla Flaminia Presidenziale del Quirinale alla Nuova Gamma prodotta a Melfi: come Lancia rinnova nel 2 giugno il legame fra eleganza italiana e istituzioni.
Il corteo del 2 giugno lungo i Fori Imperiali ha un protagonista che cambia ogni anno solo nei dettagli del cerimoniale, mai nella sostanza. Davanti ai reparti schierati, prima dei labari e delle delegazioni, avanza una vettura blu scuro con la capote abbassata. A bordo, in piedi, il Presidente della Repubblica risponde ai saluti. La carrozzeria è quella della Lancia Flaminia Presidenziale, automobile che dal 1961 scandisce le occasioni istituzionali più alte del Paese e che nel 2026 ha accompagnato ancora una volta il Presidente Sergio Mattarella nell’apertura della parata. Lo ha ricordato il comunicato ufficiale diffuso da Lancia sul portale Stellantis Media il 3 giugno, costruito proprio attorno al filo che lega quella vettura storica alla Nuova Gamma, l’ammiraglia con cui il marchio sta riscrivendo la propria identità industriale.
La Festa della Repubblica commemora il referendum istituzionale del 1946, quando gli italiani scelsero la forma repubblicana al posto della monarchia. La parata lungo via dei Fori Imperiali è la cornice in cui quel passaggio storico si rinnova ogni anno come gesto collettivo. La presenza della Flaminia Presidenziale dentro questa scenografia non ha nulla di accessorio: secondo quanto ricostruisce Lancia, l’automobile rappresenta da oltre sessant’anni un riferimento di stile, misura e autorevolezza, qualità che il protocollo del Quirinale ha scelto di associare alla figura del Capo dello Stato.
L’ingresso in servizio risale al 1961. Da allora la vettura ha attraversato decenni di vita repubblicana senza essere sostituita, una continuità rara per un mezzo di rappresentanza. Il suo impiego non si è limitato alle ricorrenze interne. La Flaminia ha accompagnato l’insediamento dei Presidenti al Quirinale e ha trasportato ospiti stranieri di primo piano durante le visite ufficiali in Italia. Tra le personalità che vi presero posto, il comunicato cita la Regina Elisabetta II, John Fitzgerald Kennedy e Charles De Gaulle, nomi che da soli misurano il peso simbolico attribuito alla vettura nei rapporti diplomatici del dopoguerra. La macchina è diventata in questo modo un’ambasciatrice mobile dell’eleganza italiana, capace di rappresentare il Paese ben oltre i confini del cerimoniale.
La storia tecnica della Flaminia precede di qualche anno la sua versione presidenziale. Il modello debuttò al Salone di Ginevra del 1957, pensato per raccogliere il testimone della Lancia Aurelia, vettura che aveva già imposto un’idea di automobile italiana sofisticata e tecnicamente avanzata. Sotto il cofano trovava posto un motore V6 da 2,5 litri, soluzione che dava continuità a una tradizione meccanica nella quale Lancia era stata pioniera fin dall’Aurelia, prima vettura di serie al mondo a montare un sei cilindri a V.
La Flaminia interpretava un equilibrio che il marchio aveva fatto proprio: rigore costruttivo, ricerca formale e cultura automobilistica che dialogava con il disegno industriale. La produzione coinvolse i grandi carrozzieri italiani dell’epoca, ciascuno chiamato a declinare la stessa base meccanica in versioni distinte per vocazione e clientela. Da quel terreno fertile nacque l’esemplare destinato a entrare nella storia istituzionale.
La versione più celebre porta la sigla 335. Realizzata nel 1961 da Pinin Farina, era una decappottabile a passo lungo, e proprio quella misura dava il nome al modello: 335 indicava la lunghezza del passo espressa in centimetri. La scelta di adottarla come vettura di rappresentanza spettò all’allora Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, che ne fece la prima automobile presidenziale moderna del Quirinale.
Ne furono costruiti quattro esemplari, battezzati secondo una consuetudine particolare con i nomi dei cavalli purosangue delle scuderie del Quirinale: Belfiore, Belmonte, Belvedere e Belsito. La cura del dettaglio raccontava già la destinazione. La verniciatura era il caratteristico Blu Notte, gli interni rivestiti in pelle Connolly nera, materiale allora sinonimo di artigianato di alto livello. L’abitacolo prevedeva un interfono per comunicare con l’autista, cinque sedute posteriori distribuite su un ampio divano e due strapuntini, una configurazione studiata per accogliere comodamente il seguito durante le cerimonie.
Il destino delle quattro vetture è oggi noto con precisione, ed è qui che vale la pena fissare i dati corretti. Dopo un restauro completato nel 2001, due esemplari restano in servizio presso le Scuderie del Quirinale: Belfiore e Belvedere, le automobili che continuano a comparire nelle parate. La Belsito è conservata al Museo storico della Motorizzazione Militare di Roma, mentre la Belmonte è esposta dal 2001 al Museo Nazionale dell’Automobile di Torino. Quattro vetture, quattro percorsi, ma una sola funzione storica condivisa.
Lancia inserisce la Flaminia tra i nove modelli che hanno ispirato il linguaggio stilistico delle vetture future del marchio. La selezione non riguarda solo il valore affettivo. Le proporzioni armoniose, la linea filante e la fluidità dei volumi della Flaminia costituiscono un vocabolario formale che il design contemporaneo del marchio riprende come riferimento. L’idea di eleganza che la vettura incarna è essenziale e priva di ostentazione, una qualità che ha permesso al disegno di resistere all’usura del gusto e di apparire ancora coerente a sessant’anni di distanza.
Questa lettura ha una conseguenza pratica per chi osserva l’attuale rinascita del marchio. Le scelte stilistiche dei nuovi modelli non vengono presentate come operazioni nostalgiche, ma come prosecuzioni di un alfabeto progettuale che Lancia considera proprio. Il calice della calandra, la firma luminosa orizzontale e la pulizia delle superfici già viste sulla nuova Ypsilon discendono da quella tradizione formale, riproposta con strumenti tecnologici diversi.
Il salto dal cerimoniale al mercato di massa avviene attraverso la Nuova Lancia Gamma, presentata nelle prime immagini ufficiali il 26 maggio 2026, in coincidenza con le celebrazioni per i centoventi anni del marchio (fondato nel 1906) e con il cinquantenario della Gamma originale, prodotta dal 1976. Il nome non è una citazione casuale. La prima Gamma, declinata in berlina e nella Coupé disegnata da Pininfarina, fu una delle ultime ammiraglie premium italiane prima della lunga eclissi del marchio, e il suo ritorno segnala una precisa volontà di rioccupare la fascia alta.
La vettura del 2026 si presenta con una formula molto diversa da quella di un tempo. Si tratta di un crossover fastback lungo 4,67 metri, largo 1,89 e alto 1,66, collocato nel segmento D dei crossover medio-grandi europei. La carrozzeria fonde la coda rastremata di una coupé con l’altezza da terra e la posizione di guida rialzata tipiche dei SUV. L’architettura è la piattaforma STLA Medium di Stellantis, la stessa base condivisa con le DS N°7 e N°8 assemblate nello stesso impianto.
Sul fronte delle motorizzazioni, la gamma proposta abbraccia soluzioni elettrificate e completamente elettriche. Le versioni ibride partono da una potenza dell’ordine dei 145 CV, mentre le configurazioni a batteria arrivano fino a 375 CV nella variante a trazione integrale più prestazionale, con autonomie dichiarate che possono avvicinarsi ai 740 chilometri nelle versioni più efficienti. L’apertura degli ordini è prevista dopo l’estate 2026, con il debutto pubblico atteso al Mondial de l’Auto di Parigi in autunno. Il quadro tecnico va inteso come riferimento di lancio, suscettibile di precisazioni nelle settimane successive alla commercializzazione.
Il cuore del progetto risiede nella scelta produttiva. La Nuova Gamma è disegnata, progettata e sviluppata in Italia, e viene assemblata nello stabilimento Stellantis di Melfi, in Basilicata, uno degli impianti più avanzati del gruppo. La decisione segna un passaggio rilevante: Lancia torna a produrre un’automobile in Italia per la prima volta da diversi anni, dopo un lungo periodo in cui la gamma del marchio era stata realizzata altrove.
La produzione lucana porta con sé un significato che eccede il dato logistico. Un’ammiraglia premium destinata all’intero mercato europeo, ma costruita in Italia, diventa un argomento industriale e occupazionale prima ancora che commerciale. Melfi concentra competenze manifatturiere e capacità tecnologiche che il gruppo intende valorizzare attraverso modelli a maggiore contenuto di valore, e la collocazione della Gamma in quel sito è coerente con questa strategia. Il legame con il Made in Italy, evocato dal comunicato come elemento centrale, trova qui una traduzione concreta nella catena di montaggio.
La Nuova Gamma è il secondo atto del programma noto come Lancia Renaissance, il piano strategico decennale con cui il marchio punta a ricostruire una gamma di vetture di fascia medio-alta. Il primo capitolo era stato la nuova Ypsilon, mentre l’ammiraglia di segmento D rappresenta il modello chiamato a consolidare il rilancio su scala europea. La sequenza prevedeva, nelle prime versioni del piano industriale, anche un’erede della Delta verso la fine del decennio, traguardo la cui definizione resta legata all’evoluzione delle strategie del gruppo.
Il senso dell’operazione si coglie meglio rileggendo la giornata del 2 giugno attraverso le due automobili che Lancia ha messo idealmente in dialogo. Da un lato la Flaminia Presidenziale, vettura di rappresentanza che porta su di sé sessant’anni di storia istituzionale e una concezione dell’eleganza fatta di proporzioni e silenzi. Dall’altro la Nuova Gamma, crossover elettrificato pensato per un mercato in cui i criteri di scelta passano per l’autonomia, l’efficienza energetica e la presenza su strada. Le due vetture appartengono a stagioni tecniche distanti, eppure il marchio chiede di leggerle come momenti di un’unica linea evolutiva, dove la continuità non sta nelle forme ma nel metodo: equilibrio progettuale, ricerca formale e capacità di rappresentare l’Italia.
Resta da osservare come il pubblico recepirà questa narrazione quando la Gamma passerà dalle immagini ufficiali alla prova del listino e della concorrenza, popolata da costruttori premium tedeschi solidamente insediati nel segmento. La parata del 2 giugno offre al marchio una cornice carica di significato per riaffermare la propria identità, ma è il mercato europeo dei prossimi mesi a misurare se l’eredità della Flaminia possa tradursi in una proposta industriale competitiva. Il valore della storia è acquisito; quello del prodotto si gioca ora.