Dopo un 2025 che resterà negli annali come uno degli anni più difficili per l’industria automobilistica italiana, Stellantis apre il 2026 con dati che lasciano spazio a un cauto ottimismo. Il Report della Fim Cisl fotografa un primo trimestre in netta inversione di tendenza: la produzione nei siti italiani segna un incremento del 9,5% per i veicoli complessivi, con le sole autovetture che balzano addirittura del 22% grazie all’arrivo di nuovi modelli. Un segnale atteso, che arriva dopo mesi di tensioni sindacali, cassa integrazione e interrogativi sul futuro degli impianti nazionali.
A fare da locomotive sono soprattutto gli stabilimenti di Melfi e Mirafiori. Il sito lucano registra una crescita straordinaria del 92,5%, frutto dell’avvio della produzione di nuovi modelli elettrici. Mirafiori, cuore simbolico della Fiat storica, risponde con un +42,4%, mentre Pomigliano d’Arco cresce del 6,7%. Il dato più sorprendente arriva però da Modena, con un +583% che riflette tuttavia i bassi volumi di partenza dello stabilimento dedicato alle supercar Maserati.
Il quadro si complica quando si guarda a Sevel, l’impianto abruzzese che produce i veicoli commerciali leggeri della gamma PSA e Fiat Professional. Pur mantenendosi il polo con il maggior peso produttivo del paese, con circa 46.500 unità pari al 39% della produzione italiana complessiva, registra un calo del 5,8% rispetto allo stesso trimestre del 2025. Il motivo è tecnico: i lavori di ammodernamento della verniciatura stanno temporaneamente comprimendo la capacità produttiva.
Su tutto pesa il dossier Cassino. Lo stabilimento laziale, da anni sede di produzione dei modelli Alfa Romeo e Maserati di fascia alta, continua a perdere volumi in modo preoccupante: -37,4% rispetto al già critico 2025. Il segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, è diretto: gli impegni assunti sull’adeguamento alla nuova strategia sull’elettrico per la piattaforma Large non si sono concretizzati. La soluzione passa per decisioni immediate: rendere operativi i progetti Giulia e Stelvio, anticipare il lancio del modello di alta gamma previsto, valutare l’assegnazione di ulteriori vetture allo stabilimento.
Parallelamente alla ripresa produttiva, arrivano buone notizie dal fronte commerciale europeo. Nel primo trimestre 2026 le immatricolazioni del gruppo nel Vecchio Continente hanno raggiunto quota 696.676 unità, il 5% in più rispetto al 2025. La quota di mercato è risalita al 17,5%, il livello più alto registrato nel periodo da due anni. Fiat guida la rimonta con un +25,4%, seguita da Lancia (+15,7%), Citroën (+12,3%) e Opel/Vauxhall (+10,5%). Per Emanuele Cappellano, responsabile Europa di Stellantis, si tratta del consolidamento di un processo di recupero avviato già nell’ultimo trimestre dello scorso anno.
La Fim stima per l’intero 2026 una produzione italiana intorno alle 500.000 unità, con le auto destinate a superare quota 300.000, livelli simili al 2023. Uliano però avverte: tutto dipenderà dalla tenuta dei modelli già in produzione e dal riscontro di mercato dei nuovi lanci. Il sindacato chiede al governo di intervenire con risorse concrete per sostenere l’intera filiera dell’indotto, da tempo in sofferenza. Il piano industriale aggiornato di Stellantis, atteso nelle prossime settimane, dovrà dare risposte chiare su ogni singolo stabilimento italiano. La pazienza dei lavoratori, e dei territori, non è illimitata.