Bologna Città 30: le motivazioni reali dell’annullamento da parte del TAR e le prossime mosse

Il TAR dell’Emilia-Romagna ha annullato il provvedimento “Bologna Città 30” per carenza di motivazioni tecniche specifiche.
Il TAR ha, infatti, imposto al Comune di giustificare puntualmente ogni tratto stradale soggetto al limite di 30 km/h, come richiesto dal Codice della Strada e dalla normativa ministeriale.
Il provvedimento “Città 30”: limiti generalizzati e ambizione urbana
L’iniziativa del Comune di Bologna, denominata “Bologna Città 30”, ha introdotto dal 1° gennaio 2024 un limite di velocità di 30 km/h su circa il 70% delle strade urbane. L’obiettivo dichiarato era quello di ridurre l’incidentalità, migliorare la sicurezza stradale e incentivare una mobilità urbana più sostenibile.
Questo modello si ispira ad esperienze simili già adottate in altre città europee, come Bruxelles, Helsinki, Oslo e Bilbao, che hanno registrato riduzioni significative della mortalità stradale. Tuttavia, la scelta dell’amministrazione bolognese di applicare il limite in modo diffuso e quasi uniforme ha sollevato questioni giuridiche rilevanti.
Il ricorso al TAR: il ruolo del Codice della Strada e delle direttive ministeriali
Il provvedimento è stato impugnato da due tassisti con il supporto di associazioni di categoria e forze politiche di opposizione. Il Tribunale Amministrativo Regionale dell’Emilia-Romagna ha accolto il ricorso, annullando l’atto con cui il Comune aveva istituito i nuovi limiti. Il TAR ha ritenuto che l’amministrazione non avesse motivato adeguatamente l’adozione del limite di 30 km/h, come invece previsto dalla normativa vigente.
Il punto centrale della sentenza riguarda l’articolo 142 del Codice della Strada, che stabilisce i limiti generali di velocità ma concede agli enti proprietari della strada (come i Comuni) la possibilità di imporre limiti inferiori “in presenza di circostanze particolari”.
A supporto di questa facoltà interviene anche una direttiva del Ministero delle Infrastrutture (ultima revisione: gennaio 2024), che stabilisce criteri oggettivi e motivazioni specifiche da rispettare per introdurre tali deroghe.
Per il TAR, dunque, il provvedimento bolognese ha violato questi principi poiché:
- ha applicato il limite in modo generalizzato, senza motivazioni puntuali per ciascun tratto stradale;
- non ha rispettato l’obbligo di un’istruttoria tecnica caso per caso in merito a traffico, incidentalità, tipo di utenza e caratteristiche strutturali della strada;
- ha fatto riferimento a motivazioni ritenute generiche e insufficienti alla luce della disciplina nazionale.
La sentenza: contenuto tecnico e implicazioni giuridiche
La sentenza del TAR, pur annullando gli atti istitutivi della “Città 30”, non ha messo in discussione la legittimità del Comune di pianificare la mobilità urbana, né ha giudicato negativamente il merito della misura. Al contrario, i giudici hanno confermato la facoltà dell’amministrazione di riesercitare il proprio potere regolatorio, purché lo faccia nel rispetto della normativa.
In particolare, il TAR ha evidenziato che:
- l’eccezione al limite di 50 km/h va trattata come deroga puntuale, non come norma generale;
- ogni tratto soggetto a limite ridotto deve essere formalmente motivato con dati oggettivi: incidenti, flussi di traffico, presenza di scuole, piste ciclabili, caratteristiche geometriche;
- l’individuazione delle strade soggette al limite deve risultare da un’istruttoria documentata e non da valutazioni programmatiche o politiche.
Il TAR, quindi, non ha bloccato la Città 30 in quanto tale, ma ha chiesto che venga ricostruita su basi tecnico-normative solide.
Il nuovo piano del Comune: istruttorie mirate e schede stradali
Alla luce della sentenza, il Comune di Bologna ha annunciato la ripartenza del progetto con un nuovo atto amministrativo, già in fase di finalizzazione. Il nuovo provvedimento sarà supportato da un lavoro capillare: schede tecniche per ogni strada coinvolta, secondo i criteri fissati dalla Direttiva Salvini del gennaio 2024.
Questa direttiva – pubblicata dopo l’introduzione della Città 30 a Bologna – rende più stringenti i requisiti per l’imposizione di limiti inferiori a quelli generali. Pur non applicabile retroattivamente, essa rappresenta oggi il nuovo quadro regolatorio per qualsiasi provvedimento futuro in materia.
Secondo quanto dichiarato dal sindaco Matteo Lepore, l’amministrazione non impugnerà la sentenza davanti al Consiglio di Stato, ma procederà con un nuovo iter amministrativo. L’effetto della pronuncia, spiega il Comune, è essenzialmente formale e burocratico: sarà necessario produrre una documentazione dettagliata per giustificare una misura già applicata, valutata e monitorata.
Ripristino dei limiti a 50 km/h e validità delle vecchie ZTL 30
Durante la fase transitoria, il ritorno al limite di 50 km/h avverrà in molte strade precedentemente soggette alla nuova disciplina. Tuttavia, le zone a 30 km/h già istituite prima del 31 dicembre 2023 non vengono toccate dalla sentenza. Rimane quindi attivo il limite nel centro storico e in altre aree già precedentemente regolate.
Questa distinzione è fondamentale per comprendere che l’annullamento riguarda solo gli atti collegati al piano “Città 30” e non le zone a traffico limitato o le aree scolastiche già normate in precedenza.
Il piano per il biennio 2026-2027: interventi strutturali e investimenti
Parallelamente alla revisione normativa, il Comune di Bologna ha annunciato l’avvio della fase 2 del progetto Città 30, che prevede investimenti per il miglioramento delle infrastrutture e della sicurezza stradale.
Gli interventi programmati includono:
- installazione di dissuasori luminosi digitali per la moderazione del traffico;
- opere di riqualificazione urbana in punti critici
- messa in sicurezza di almeno 100 intersezioni o tratte stradali entro il 2026.
Il piano sarà sostenuto da un finanziamento complessivo di circa 16 milioni di euro, provenienti dal Programma Triennale dei Lavori Pubblici, con contributi sia comunali sia europei.
Una questione politica oltre che amministrativa
L’annullamento della “Città 30” ha avuto immediato risalto anche a livello politico. I leader di Lega e Fratelli d’Italia hanno pubblicamente rivendicato la vittoria legale, sottolineando la loro contrarietà ai limiti generalizzati e dichiarando di aver sostenuto attivamente il ricorso.
Il sindaco Lepore ha risposto con toni critici, accusando il governo di adottare un approccio ideologico e di ostacolare misure finalizzate alla sicurezza urbana. Secondo il primo cittadino, lo Stato avrebbe dovuto collaborare per migliorare il modello, non ostacolarlo.
Dati sull’impatto della Città 30 a Bologna: risultati verificabili
Secondo i dati diffusi dal Comune e relativi ai primi due anni di sperimentazione del modello “Città 30”, l’impatto è stato tangibile: 17 vite salvate tra il 2022 e il 2023; 348 feriti in meno rispetto alla media del periodo precedente; 709 incidenti stradali in meno su base annua e una riduzione stimata dei costi sociali da incidentalità stradale pari a 66 milioni di euro.
Queste cifre, se confermate in futuro, rappresenterebbero una delle principali giustificazioni tecniche per l’adozione del modello, rientrando nei criteri richiesti dalla normativa per l’imposizione di limiti inferiori.
Prospettive future e compatibilità con la normativa nazionale
L’esperienza di Bologna offre un caso studio rilevante per altre città italiane che intendano adottare il modello “Città 30”. Il principale insegnamento è l’obbligo di rispettare in modo rigoroso la normativa nazionale e le direttive tecniche del Ministero, evitando applicazioni generalizzate o prive di fondamento documentale.
La vicenda mette in luce un’esigenza di riforma legislativa: per rendere effettivamente praticabile un modello urbano di mobilità sicura, sarebbe necessario un adeguamento del quadro normativo, che oggi impone un carico istruttorio particolarmente oneroso per gli enti locali.
Nel frattempo, l’unica strada percorribile per i Comuni rimane quella del rispetto della procedura: motivare caso per caso, raccogliere dati, dimostrare il nesso tra limitazione della velocità e miglioramento della sicurezza o della qualità urbana.
Il progetto “Città 30” proseguirà, ma su basi più solide e in linea con i vincoli normativi. L’esito del nuovo iter bolognese potrà costituire un precedente utile, sia sul piano amministrativo che giurisprudenziale, per tutti i futuri modelli di gestione urbana del traffico in Italia.
