Monoposto durante una gara di F1 (Depositphotos foto) - www.vehiclecue.it
La Formula 1 cambia volto nel 2026: monoposto più leggere e agili, motori ibridi bilanciati tra elettrico e combustione, e carburanti sostenibili certificati.
Un’evoluzione tecnica che punta a migliorare spettacolo, guidabilità e sostenibilità, con impatti rilevanti anche sull’automotive stradale.
Le monoposto di Formula 1 del 2026 subiranno una trasformazione strutturale significativa, con un accorciamento del passo e una riduzione sia della lunghezza che della larghezza complessiva. Il passo sarà ridotto da 3600 mm a 3400 mm, mentre la larghezza passerà da 2000 mm a 1900 mm. Anche la larghezza delle gomme verrà ridotta: quelle anteriori da 305 mm a 275 mm, quelle posteriori da 405 mm a 365 mm.
Le dimensioni più contenute contribuiranno in modo diretto alla riduzione del peso, ma soprattutto miglioreranno la reattività delle vetture nei tratti misti, con benefici in termini di dinamica laterale. Un telaio più corto consente un comportamento più agile in inserimento di curva e in fase di cambio di direzione, aspetti fondamentali per l’adattabilità ai layout cittadini e ai circuiti con curve a medio raggio.
Il peso minimo scenderà da 798 kg a 768 kg, un valore ottenuto attraverso una combinazione di alleggerimento strutturale, ottimizzazione dei materiali compositi e razionalizzazione delle masse non sospese.
Le vetture continueranno a montare pneumatici da 18 pollici, introdotti nel 2022, ma in versione alleggerita e più stretta. Pirelli ha sviluppato una nuova generazione di mescole e carcasse per rispondere alle esigenze dinamiche delle nuove monoposto, con particolare attenzione alla distribuzione della temperatura e al comportamento in fase di riscaldamento e raffreddamento.
La minore larghezza ridurrà la superficie frontale e, conseguentemente, la resistenza aerodinamica all’avanzamento. Verranno inoltre eliminati i piccoli passaruota anteriori che avevano fatto la loro comparsa per esigenze di contenimento del flusso turbolento generato dalle ruote anteriori. La loro rimozione risponde al nuovo equilibrio tra efficienza aerodinamica e semplicità strutturale.
Uno degli aspetti più rivoluzionari sarà la modifica al fondo vettura. I lunghi tunnel Venturi ad effetto suolo, introdotti nel 2022 per contenere il fenomeno del porpoising e aumentare il carico senza dipendere dalle ali, saranno sostituiti da fondi più piatti e diffusori più estesi, dotati di aperture maggiorate per la gestione dei flussi d’aria sotto la vettura.
Questa modifica comporta un minor carico aerodinamico complessivo e un aumento dell’altezza da terra minima, parametri che renderanno le vetture meno sensibili alle variazioni di assetto e ai sobbalzi, ma più esigenti in fase di setup meccanico. La transizione verso un fondo meno caricato richiederà un approccio ingegneristico diverso nella gestione dei flussi aerodinamici laterali e dell’efficienza globale del corpo vettura.
La semplificazione dei profili alari rappresenta una delle innovazioni chiave del regolamento 2026. L’ala anteriore sarà composta da due soli elementi regolabili, con una struttura più lineare e meno sensibile alle variazioni del flusso in scia. L’ala posteriore seguirà la stessa filosofia, con una riduzione del numero di profili e un miglioramento della coerenza aerodinamica.
Ma l’elemento realmente rivoluzionario è l’introduzione dell’Active Aero: un sistema dinamico che consente di modificare, in tempo reale e in base alla posizione in pista, l’angolo di incidenza sia dell’ala anteriore che di quella posteriore. A differenza del DRS, limitato all’utilizzo in determinati tratti e condizioni, l’Active Aero permetterà una gestione molto più flessibile dell’equilibrio aerodinamico, con l’obiettivo di ridurre la resistenza sui rettilinei e massimizzare il carico in curva.
Il controllo sarà affidato al pilota ma regolato da algoritmi che limiteranno l’intervento a specifici scenari, definiti dalla FIA per garantire equità e sicurezza.
La nuova power unit sarà ancora basata su un motore V6 turbo 1.6 litri, ma con profonde modifiche nelle componenti ibride. La potenza generata sarà suddivisa in modo più equilibrato: circa il 50% proverrà dal motore a combustione interna, mentre l’altro 50% sarà erogato dal motogeneratore elettrico (MGU-K).
Il motore termico manterrà il layout a sei cilindri e il turbocompressore singolo, ma con una potenza ridotta rispetto alle attuali unità, sia per questioni regolamentari sia per l’obiettivo di ridurre le emissioni. La componente elettrica, invece, vedrà una potenza triplicata rispetto al 2025, grazie all’evoluzione del motogeneratore cinetico e a una batteria con capacità di ricarica raddoppiata per giro.
Il sistema MGU-H, ovvero il recupero dell’energia dai gas di scarico, verrà completamente rimosso. Una scelta tecnica e politica, volta a semplificare le power unit e renderle più appetibili per nuovi costruttori, riducendo al contempo i costi di sviluppo.
Il sistema di recupero dell’energia (ERS) sarà aggiornato per poter immagazzinare una quantità doppia di energia per giro, principalmente attraverso il recupero in frenata e in fase di rilascio dell’acceleratore alla fine dei rettilinei.
Questa maggiore efficienza rigenerativa si rifletterà nella strategia di gestione della batteria, con la possibilità per i team di personalizzare in modo più dettagliato le curve di ricarica e scarica in base al layout del tracciato. I nuovi accumulatori, costruiti secondo standard FIA per la sicurezza e la densità energetica, avranno una massa complessiva simile ma una capacità di erogazione superiore.
L’intero sistema sarà integrato con la logica di Active Aero per favorire l’efficienza globale della vettura, riducendo il carico elettrico nei tratti ad alta velocità e massimizzandolo in uscita di curva.
Uno dei capisaldi del nuovo regolamento tecnico è l’introduzione obbligatoria di carburanti sostenibili al 100%, sviluppati e testati nel 2025 nei campionati di F2 e F3. Questi carburanti, definiti drop-in, saranno compatibili con i motori attuali senza necessità di modifiche strutturali e rappresentano un ponte tecnologico verso la decarbonizzazione del motorsport.
La loro produzione sfrutterà processi innovativi basati su cattura diretta del carbonio atmosferico, utilizzo di rifiuti urbani e biomasse non alimentari. Tali combustibili saranno certificati da enti terzi indipendenti, secondo protocolli definiti dalla FIA in collaborazione con standard ISO per la sostenibilità ambientale.
Questa transizione non ha solo valore simbolico: costituisce un banco di prova concreto per tecnologie che, in prospettiva, potranno essere applicate nel settore automobilistico di serie, in particolare per i veicoli commerciali e le applicazioni in cui l’elettrificazione completa risulta ancora inefficiente o economicamente non sostenibile.
Il pacchetto regolamentare 2026 mira a un equilibrio tra performance pura, competitività in pista e riduzione dell’impatto ambientale. Le vetture saranno più leggere, maneggevoli e meno dipendenti dall’effetto suolo, rendendo i duelli più ravvicinati e i sorpassi più frequenti.
L’introduzione dell’Active Aero rappresenta un’innovazione strategica che supera i limiti del DRS, permettendo ai piloti di adattare l’aerodinamica in tempo reale. Il nuovo ERS, più potente e flessibile, si integra con un motore elettrico evoluto per generare prestazioni elevate senza aumentare le emissioni.
La Formula 1 del 2026 si avvia così a diventare non solo il laboratorio tecnologico per l’automotive del futuro, ma anche un campionato più accessibile per nuovi costruttori, grazie alla semplificazione delle power unit e all’introduzione di standard tecnici più chiari e condivisi.